vorrei avere un pò di aiuto come know how per fondare Astrea - in difesa del voto democratico, come associazione trasversale, elitaria -nel senso pochi e sicuri-.  Proprio le “fondamenta” della democrazia non possono che riguardare la verifica del voto. 

 Mala Tempora Currunt.  E’ nostro obbligo  risanarli in Bona…

Gli iscritti devono solo impegnarsi, come Banca del Tempo, a "versare" un po' di ore, al minimo, per assicurarsi che il loro voto sia arrivato alla destinazione corretta, ovvero come rappresentanti di lista, presidenti e scrutatori di sezione o, persino, in modo creativo, come emailisti, come sondaggisti, o altro, comunque disposti  a protestare se truffa è.

E poi a cambiare le modalità antidemocratiche e,  paradossalmente, quasi senza alcun obbligo massmediatico di fornire ai cittadini informazioni se non per.....manifesti ottocenteschi o con norme oscure e sconosciute ai più.

 Meglio, allora, il banditore cieco che girava gridando per Triggiano in dialetto, quando ero bambina. Si può trasmettere questa email a persone come noi,  con un messaggio di adesione.

 Mi occorrono i dati;  per Astrea potreste essere tutti fondatori con me. 

 

  RSVP                            Buona Salute!

                                   Maristella Buonsante                 

 

 Dati occorrenti

Nome e cognome

Indirizzo completo di cap

Tel e tel mob

Email      

Luogo e data di nascita           

C.F

Web stats

 

 

…ti piace la psicopolitica?

 

Chi o cos'è Astrea?  attraverso  il sito e la mia memoria…..Ti racconterò dei miei incontri con Astrea.

 

Intanto, era la dea della giustizia che andò via sdegnata dalla Terra.

Impattai  la sua icona a Spoleto, molti anni fa.  Rovistando nel mercatino di vecchie cose trovai un libriccino della fine del '700 dal titolo (mi pare)  "il ritorno di Astrea" ovvero "Astrea placata". Era bellissimo e  molto caro sicchè lo lessi lì per lì. In piedi.   Apollo calmava Astrea dimostrandole che gli esseri umani soffrono acutamente nella relazione per l'invidia delle qualità altrui.

Insomma, più o meno, questo mi ricordo.

 

Ricordo anche che lo trovai arguto, come spesso il Metastasio, autore scoperto tramite il mio paziente più terribile, e più amato, che mi regalò, come dono prezioso, il  coltello a serramanico con cui aveva terrorizzato e minacciato i miei infermieri. Mai, me.

E poi mi regalava poesie sue e del Metastasio,  libri di psichiatria, fotografie, detti latini (Amicus Plato, sed magis Amica Veritas),  bigliettini di humour  nero come    “all’unica persona che mi sa capire…ti voglio bene da impazzire”.                                                 

Quando, sul territorio, facevamo gli “accalappiacani” come loro (gli infermieri)  dicevano nei tristi e luminosi anni ottanta-settanta della psichiatria territoriale italiana.

Ero molto giovane, ancora più naive e però, anche strategica insieme, di adesso;   erano lupi, però, lupi, e non certo cani. Tranne qualche cucciolo sperduto.                                   

Lupi-pazienti, lupi solitari, veri Raminghi, pochi (i pazienti sono per gran parte tra gli agnelli) e lupi-infermieri.            

Discesi dal manicomio,  calati senza arte né parte sul territorio, rabbiosi per il troppo subìto, entrambi allenati a guardarsi le spalle e a colpire per primi, se no sei morto.                                                           Volevano tutti educarmi.                                                     

Ero il loro “capo”;  temo che ne sia nato uno strano ibrido tra cappuccetto rosso e il lupo, una specie di cappuccetto rosso  che sta con i lupi.

 

      

Ho poi ritrovato Astrea nella Reggia.       

Fu una gita  all’insegna di così tanta perfidia verso i pazienti cronici da parte ….del Fato, penso, che mi ribolle ancora il sangue.   

Sono, grazie a Dio ,ancora capace di rabbia, cosa che, a pensarci bene, è stato il vero trait- d’union con gli uomini-lupi. La differenza è che il sangue mi bolle solo quando vedo accanirsi “la sfortuna” sui deboli; quando accade a me, credo mi protegga la parte acquatica del mio nome, divento paziente; al peggio, mi viene da ridere.

                    

Torniamo alla gita di perfidia, e, quindi, ad Astrea….                                                                                                                                                                                      Nel 2001, credo, o nel 2000. Ho bellissime foto anche in gruppo. La gita fu il banco di prova, l'esame finale a pieni voti, magna cum laude, delle capacità di resistenza del gruppo di persone, seguite a lungo,  e delle tante loro qualità intellettive, di sensibilità, morali, recuperate dalla sommersione della malattia mentale.                                                                 

Qualcosa molto al di là della normale  cosiddetta "salute mentale"  ritrovata anche forse, ma con tante ammaccature.   Questo "oltre"  -psicoterapia ed oltre- ha portato anche me a procedere a zig-zag in un  mio itinerario professionale ?psicopolitico? negli ultimi due decenni.

Non so se loro – i pazienti dei centri di salute mentale che ho diretto in quasi trenta anni-  hanno seguito me o io ho seguito loro

Cioè se hanno subìto loro le mie disgrazie, o io le loro. So però che il risultato, in termini di saggezza per loro e di conoscenza per me, è stato prezioso  e inusuale, ben lontano da ciò che era nelle aspettative.

Diverso, sorprendente.

 

Una porta  molto arrugginita  cigola…

 

Gli eventi della gita ne erano in qualche modo una trasparente metafora concreta.

Poi vi spiegherò cos’è la metafora concreta; già vi sto facendo andare su e giù nel pensiero divergente.

 

Siamo scesi dal pullmann  marca "Pellegrini"  per la fermatine,  “per fare acqua”  e per una merenda . Così  si diceva al tempo delle mie monachelle-bambine;  in fondo,  il loro Ordine  è di Maria Bambina !

Merenda da anni ‘50,  consumate ai fianchi del lussuoso pullmann  marca Pellegrini,  senza entrare a pazziare,  a sprecare,  nei bellissimi  e peccaminosi bar dell’Autostrada del Sole. 

Merenda tirata fuori da lunghi vassoi,  termos colmi di caffè lungo (si sa….attenti  alla nervatura), dalla carina accompagnatrice dell’agenzia, nervosa  e gentile.

Alla prima gita di salute mentale, preoccupata  e per questo sorridente. La  merenda fu consumata in sbigottito silenzio dai più.  Leggevo nei loro occhi desiderosi di saggio comportamento una muta domanda: perché diamine non entravamo nel bar, come sempre?       

Aura premonitrice degli eventi già decisi da mamma-agenzia – e non si discute!-  per le ore successive.

Pentitevi, “pellegrini” se siete in tempo….

 

In punta di piedi, davanti al Giardino fatato della Reggia, abbiamo scoperto che non avevamo i biglietti né per il trasporto nel Giardino, per il pur economico Bus, e…tantomeno per i deliziosi tandem, o le carrozzine… offerte con veri cavalli .

Privi di biglietti e di mezzi, cenerentoli  mai invitati alla Corte, siamo entrati, in bus, spinti dall’energia della mia rabbia. Tanto ero arrabbiata, che son caduta in ginocchio di fronte al bus. I pazienti-pazienti erano più abituati del mio corpo a tollerare le frustrazioni…ma uno di loro aveva avuto, dopo un chilometro sotto  sole, un attacco epilettico.

Lo Spirito è forte, ma la Carne è debole. 

Alla fine della gita l’accompagnatrice si mise a piangere , per le troppe emozioni  del breve viaggio e per la sorpresa dell’epifanìa dei “pazienti” così educati, bravi, gentili, intelligenti. Colti, curiosi, interessati così tanto di più delle solite comitive di gitanti.    

E del suo essere stata strumento inconsapevole di loro ulteriori afflizioni.  Finsi di consolarla, ma la feci piangere di più.

Così  nel magico giardino inglese  regale ho fatto io da guida.  Non avevano prenotata neanche quella, perché non immaginavano tanta cultura nei pazienti, tanta curiosità di vedere e sapere.

                                                                

Quando poi…    a quel livello di Bellezza non serve  la cultura, serve solo l’innocenza.

Lo sanno tutti.

 

Invece, dopo il magro pasto (cioè grasso, da poveri: ormai i ricchi mangiano foglie e bacche), la Guida c’era, eccome se c’era, per la visita nella reggia. 

Una  lunga sfibrante noiosa   -pure per me-  visita.   

Di non so quante ore: e tutti pazienti-pazienti beneducati, attenti  e gentili.  Solo io osavo a tratti interrompere il fiume barocco dell’eloquio della Signora Guida.

Già intimoriti dall’orribile Ristorante precedente:  dopo tre rampe, la soffittella senza luce ed aria, paretata di legno come una baìta, pronta per isolarci se lo schizovirus avesse travolto gli ultimi brandelli di cervello degli operatori (si sa, chi va con lo zoppo…)

Gli altri due piani erano vuoti, a nostra maggiore umiliazione.                                                                     

E a loro ulteriore disdoro imperituro.    

Il mio formaggio era stato arrostito sulla gratella del pesce. 

Per una vegetariana  una indesiderata coincidenza d’opposti;  ma grazie a Dio mi sono salvata così dal resto.  E  poi, i nostri recettori sensoriali hanno così potuto classificare  l’inclassificabile puzzo dell’aria.

E  chi ci poteva arrivare mai? Neanche il signor Naso in persona.  Siamo allenati alla decodifica dei buoni odori; i cattivi non hanno nome. Comunque, purtroppo, nessuno ha protestato: per non darmi un dispiacere, credo.  Mi ero presentata d’improvviso al pullmann, al mattino ed erano stati contenti.

Per motivi analoghi non ho protestato io, perchè,  come sa ogni buona padrona di casa,  si procede sempre con il sorriso sulle labbra anche mentre si consumano tragedie di cibi,  torte sprofondate perché troppo creative,  candeline mancanti,  troppi ospiti,  troppo pochi…

La vita è difficile in ogni sua forma per chi s’impegna.

E poi fare buon viso a cattivo gioco, strategia suggerita anche da Guicciardini ,  serve per evitare tensioni agli ospiti ed ulteriori errori al personale.  Tuttavia, sono riuscita a dare un colpo secco al destino, in quella gita arruffata ma olimpica, di una sua serena grandezza.                                                             

All’uscita della reggia erano scomparse le  pietose toilette mobili subito adocchiate all’ingresso (ma con l'ignoto artefice della sparizione fregato dalla mia..... preveggenza ).   

Ma ormai non servivano più: per una violenta illuminazione avevo ordinato una sosta prematura al mio piccolo esercito, prima di entrare.

Ormai avevo capito che eravamo in guerra.   

   

Insomma alla fine della scalinata della reggia,  ci apparvero  due Dee-torri.      

Per prima la splendida Verità che brandisce il Sole:  perchè la verità è lampante.  

D'improvviso il calembour logico-analogico mi si svelò:  dopo la domanda dei miei pazienti-pazienti, diligenti ed impegnati per far contenta la Maestra   con le  loro osservazioni.

Anche di questo devo ringraziare lo schizofrenese,  che annoda di passaggi insoluti  e tensioni insopportabili di enigmi, le menti , compresa quella  dell'Artista, che li rappresenta..                                                                                                       E, di fronte alla Verità,  Astrea.

Una gigantessa vicino alla quale mi feci fotografare.

Ma l'altissimo  collega-amico  Francesco -troppo alti loro, troppo piccola io- la decollò in uno scatto, per riprendermi intera.

Secondo me per l’invidia, anche, di aver trovata una donna più alta di lui.                                                    

E, anche, per aver badato solo a me.

Per odio a lei ed amore a me.                                                                               

O invece, per darmi  -quoque tu Brute- finalmente anche lui un piccolo dispiacere, a posteriori.                        

O per la fretta, perché anche la pazienza dei sant’uomini ha un limite e si era scocciato.                                             

Oppure, per tutti questi motivi, ed altri.                     

Perché gli ricordava una donna amata ma  già di altri.                                

Per l’epifania di quando, eoni fa, era un gigante che ha perduto i Suoi….e

 

L'ho poi ritrovata da Laterza. 

Anche Franco Cardini nel frattempo era stato raggiunto dalla Dea.                       La fascinatura ti tira, ma ti lega.                                   

Un nome può legarmi quanto un viso.                       

Entro in una casa con così tante stanze, ma le cui porte ermetiche si aprono solo con la giusta connessione tra nomi, immagini, scambi e tutto quanto si sta materializzando in varie dimensioni, anche in internet. Quando qualcuno di noi riesce a dare corpo alle sue visioni, si fanno passi avanti.

Un’elite gelosa dei suoi genii, o dei suoi geni,  imprigiona nelle bottiglie e nelle lampade i suoi visionari. Quegli stupidi vogliono far sapere a tutti, non sanno mantenere i segreti.

Non sanno tenere la bocca chiusa, parlano, parlano, parlano. Invece, zittizittti, si va dal sapere al potere, in un amen.     

Vogliono la democrazia. Vi piace la democrazia? E vi diamo la democrazia.

Loro ci danno tutto quello che vogliamo.

E se non lo vogliamo, vedrete che prima o poi ci piacerà. 

Basta un poco di zucchero e la pillola và giù

 

 

 

E qui. La seconda gita.  Direzione Strasburgo.

 

Temo che  l’idea me l’abbia appiccicata un ortivendolo del mercatino di via Nizza. ( un altro mercato: ci vado poco, e il Dio dei mercati si vendica e mi burla?)     Con la consueta grazia nostrana, alla richiesta di cavolini di Bruxelles, di fronte al suo raffinato banchetto di verdure, dopo aver disquisito di quali cavoli mai potevo desiderare di più, con tutto quel bendiddio a disposizione, mi ci ha mandato.  A Bruxelles, intendo.      Cavoli grossi, incappucciati , cavoli nostrani che danno sangue, tanto sono grossi e arroganti. Lo vuoi colorato?  Ecco ci ha le foglie, il gambo, è verde. Che altro cavolo puoi desiderare?  Cavoli e buoi dei paesi tuoi

 

Qualche mese dopo ho iniziato a pensare a fare esperienza di elezioni.

 

La città  già iniziava a gonfiarsi di aria dal dubbio odore, così come per metafora concreta sussurrano a chi ha orecchie per intendere le sue fogne sempre intasate, sempre troppo piene, pronte a traboccare, appena, per qualche scongiuro troppo riuscito contro l’abituale siccità, la città si inonda di pioggia .    Troppa grazia sant’antonio.

Casella di testo: www.maristellabuonsante.it
maristellabuonsante@libero.it
 


in difesa

di

Astrea